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Peer-to-peer lending e legislazione. L’ evoluzione del diritto sul crowdfunding in Italia.

10 Gennaio 2022

Il rapporto tra peer-to-peer lending e legislazione italiana è recente, ed è stato aiutato dalla diffusione dei nuovi business models Fintech all’interno dell’Unione Europea.
Il 2022 sarà un anno importante per il Fintech. La legislazione sul crowdfunding cambierà ancora in occasione della nuova direttiva UE.
Ripercorriamo quindi l’evoluzione negli anni del rapporto tra peer-to-peer lending e legislazione.

Prima del Fintech: dal monopolio delle banche ai primi decreti

Prima del 2009, il Testo Unico Bancario (TUB), oltre agli istituti di credito (art.107), considerava esclusivamente gli intermediari finanziari propri della finanza tradizionale (ex art.106).

Dalla nascita delle prime società Fintech, lo stato italiano riconobbe soltanto due piattaforme di peer-to-peer Lending autorizzate. Oltre ad esse, Banca d’Italia impedì ad ogni altra impresa del settore di proporre servizi di peer-to-peer lending, ritenendo che esse violassero l’art. 10 del TUB.
L’ istituto di palazzo Koch aveva stabilito che le piattaforme di peer-to-peer Lending, acquisendo titolarità dei capitali  degli investitori per poi erogarli ai richiedenti, facessero un lavoro riservato solo alle banche d’investimento. Per questo motivo, non potevano operare legittimamente prima che le leggi non avessero definito una fattispecie dedicata ai servizi di finanza alternativa.

Peer-to-peer Lending e legislazione. Le prime regolamentazioni

Uno sblocco dell’impasse in cui il peer-to-peer Lending era incagliato venne anticipato dalla direttiva europea PSD (Payment Service Directive) del 2007.

Nella prospettiva di una creazione di un area di circolazione di capitali uniforme interna all’UE (SEPA), l’esigenza di rendere più fluida la circolazione dei capitali tra gli stati europei spinse le istituzioni italiane ad accelerare il processo di legittimazione della finanza digitale e quindi di quella alternativa a quella bancaria (OFI).

Nel 2010, il Decreto Legislativo n°11 portò alla modifica del Titolo V del TUB perché comprendesse anche intermediari finanziari non bancari, come le imprese Fintech, nella propria regolamentazione.

Nel 2016, la Banca d’Italia, con la delibera n°584, definisce ulteriormente le prime normative riguardanti le forme di social Lending. Essa chiarisce che i modelli di crowdfunding non costituiscono raccolta di denaro tra il pubblico.

Nel 2017, il Decreto Legislativo n°218 completa il processo di adeguamento dei sistemi di pagamento italiani con quelli europei, integrando il titolo V del TUB, su iniziativa dell’on. Maurizio Bernardo, attuale presidente di AssoFintech. Le piattaforme di peer-to-peer lending trovano così una loro definitiva legittimazione.

L’affermazione definitiva

Gli ultimi anni dal 2010 hanno rappresentato un ulteriore spinta in avanti per i rapporti tra Fintech e istituzioni italiane.

Tre anni dopo, all’interno del Decreto Crescita, possiamo trovare altre due tappe importanti per lo sviluppo del Fintech italiano.
Oltre alla possibilità per le PMI italiane di aderire a un Fondo di Garanzia dedicato ad investitori che sostengono progetti tramite piattaforme di social lending, il Decreto Legge n°34 del 30 aprile 2019, noto anche come “decreto crescita”,
sancisce la creazione di un Comitato Fintech.
Esso consiste in un organizzazione incaricata dal Ministero dell’Economia di monitorare le attività delle imprese Fintech per svilupparne ulteriormente la giurisprudenza.

Il Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze n°100 del 30 aprile 2021, inoltre, dispone una  “sandbox regolamentare” per le imprese di questo settore. La sandbox consiste in  uno spazio di sperimentazione nel quale imprenditori, operatori Fintech e professionisti del diritto possono, previa iscrizione in un apposito albo, confrontarsi con le istituzioni competenti (Banca d’Italia, CONSOB, IVASS) per testare insieme le offerte finanziarie per un tempo limitato. In questo modo, il team del Comitato può elaborare normative adeguate basandosi direttamente sulle operazioni correnti.

 

Il futuro del rapporto tra peer-to-peer lending e legge. Nuove prospettive.


Molti professionisti del mondo finanziario hanno predetto che il 2022 sarà l’anno della Fintech. Il rapporto tra peer-to-peer lending e legge si svilupperà di pari passo con la definitiva affermazione del Fintech sulla finanza tradizionale.

Un’ulteriore spinta alla regolamentazione del Fintech verrà data dall’applicazione, della nuova normativa europea, entrata in vigore il 10 Novembre 2021.

Nel 2022, le imprese italiane avranno ancora nove mesi per adeguare le loro procedure ai nuovi standard.

La normativa prevede per tutte le società operanti nel crowdfunding un unico regolamento europeo.
Tramite l’iscrizione ad un albo valido a livello comunitario, le imprese Fintech potranno promuovere progetti in ogni stato dell’Unione Europea.
Infatti, la nuova direttiva riunisce tutte le forme di crowdfunding in un unico modello di piattaforma. Ciò porterà le aziende che promuovono raccolte di equity crowdfunding e quelle che si occupano di piattaforme lending crowdfunding ad uniformarsi ad un unico ambito finanziario, e spesso a fondersi in società che si occupano di entrambi i modelli.

L’uniformazione dei modelli di crowdfunding aiutano la circolazione dei capitali, permettendo sempre di più alle imprese Fintech di aiutare la circolazione dei capitali a vantaggio di una maggiore vitalità dell’economia reale.

Il 13 Settembre 2021, BHLending ha dato un piccolo contributo al consolidamento di questo rapporto, ricevendo l’accreditamento nel Registro dei Portatori di Interesse della Camera dei Deputati. BHLending diventa così la prima startup Fintech a rappresentare il settore del Crowdfunding oggi, presso il mondo politico italiano, e domani, presso il mondo politico europeo.

 

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