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Schema piramidale e multi-level marketing. Esempi di truffe in ambito finanziario.

7 Dicembre 2021

Uno dei fattori che ostacolano il rapporto tra il mondo della finanza e le persone, generando la tradizionale diffidenza che l’opinione pubblica nutre verso le operazioni finanziarie, è certamente la diffusione di truffe come lo schema piramidale. Ma che cosa sono gli schemi piramidali? E perché non rappresentano un vero modello di investimento finanziario?

In questo secondo articolo dedicato alle truffe diffuse in ambito finanziario, esamineremo due tipi di truffe caratteristiche nel nostro ambito: lo schema piramidale e lo schema Ponzi.

Inoltre, vedremo le caratteristiche di un modello commerciale che si è particolarmente evoluto grazie allo sviluppo di Internet, e che condivide molte caratteristiche con i due modelli di truffe: il multi-level marketing.

Che cos’è uno schema piramidale?

Uno schema piramidale è un modello commerciale fraudolento che ha come obiettivo non la vendita di un prodotto o di un servizio, ma il coinvolgimento costante di investitori per accumulare un capitale che non genera nessun tipo di profitto.

Più lo schema riesce a coinvolgere nuovi investitori, più aumenta il capitale, più i suoi iniziatori riescono a guadagnare a scapito delle ultime persone coinvolte.

In uno schema piramidale, solitamente, i truffatori attirano le loro vittime con un marketing aggressivo, che promette ampi margini di profitto in maniera semplice e veloce.
Ad essi, il creatore dello schema promette
una percentuale in proporzione a quanti membri riusciranno a coinvolgere, in cambio di una commissione alla persona che li ha fatti entrare nell’affare.

Uno schema piramidale cresce fino a quando diventa troppo difficile trovare nuovi investitori da coinvolgere. In quel momento, gli ultimi aderenti allo schema guadagnano troppo poco rispetto alle loro aspettative e al loro impegno.

La diffusione delle loro testimonianze mina la credibilità del sistema, che comincia a perdere aderenti e a generare sospetti. A questo punto, di solito, l’iniziatore dello schema piramidale chiude l’attività per scappare con i soldi raccolti fino a quel momento.

Una nota variante di schema piramidale: lo Schema Ponzi


Lo schema Ponzi è una variante di schema piramidale nella quale parte del capitale raccolto viene redistribuita tra gli investitori per simulare la creazione di un profitto. Rappresenta uno dei tipi di truffa più diffusi in ambito finanziario.
Esso deriva il suo nome dal proprio inventore, Charles Ponzi, un banchiere italiano immigrato negli Stati Uniti nei primi anni del XX secolo.

A Boston, tra il 1918 e il 1920, egli convinse migliaia di persone a comprare buoni di risposta internazionale (Irc) italiani e spagnoli per rivenderli in cambio di francobolli americani, guadagnando sulle differenze di cambio tra i diversi paesi.
Con questo metodo, Ponzi promise ai suoi investitori proposte con guadagni mirabolanti, con tassi di rendimento dal 10% fino al quadruplo dell’investimento in un mese.

Giocando sull’entusiasmo dei potenziali investitori, Charles Ponzi riuscì a raccogliere rapidamente grandi somme di denaro. Il passaparola degli investitori soddisfatti contribuì ad aumentare il numero di prestatori, e di conseguenza il capitale necessario a perpetuare lo schema.

All’apice dei guadagni, il sistema di Charles Ponzi riuscì a raccogliere quindici milioni di dollari e a coinvolgere quarantamila investitori.

Ad un certo punto, però, la differenza tra il capitale reale e quello promesso agli investitori diventò talmente ampia da non riuscire a compensarli.

Dal luglio 1920, un redattore del Boston Post iniziò a pubblicare una serie di inchieste che rivelarono la truffa di Ponzi alla pubblica opinione. Gli ispettori dello Stato del Massachussets iniziarono allora ad indagare sulla sua società.
L’ intensificazione delle indagini, accompagnata dall’aumento delle inchieste delle testate locali, portarono allo svelamento della truffa e all’arresto di Ponzi, il 13 agosto.

Il 1° Novembre di quell’anno, lo stato del Massachussets condannò Ponzi a cinque anni di reclusione per frode postale, mettendo fine alla sua attività criminale.

 

Come funziona uno Schema Ponzi?

 

Uno Schema Ponzi differisce da altri modelli di schema piramidale perché parte del guadagno aggregato degli investitori ritorna ad ognuno di essi dopo un certo tempo. Il denaro restituito ai primi investitori vorrebbe rappresentare una prova fittizia dell’efficacia del modello di investimento, mentre, in realtà, i soldi vengono redistribuiti da un investitore all’altro. Ponzi non investiva in nessuna attività fruttifera,  non generando nessun tipo di guadagno.

Uno degli esempi più eclatanti e recenti di Schema Ponzi è il modello finanziario ideato dal banchiere americano Bernard Madoff.
Attraverso una particolare applicazione dello Schema Ponzi, l’azienda di negoziazione titoli Bernard Madoff Investment Securities riuscì a guadagnare più di cento miliardi di dollari e la fiducia di magnati della finanza, banche e diverse celebrità.
Tra i VIP coinvolti, troviamo nomi come
Steven Spielberg e Kevin Bacon.
Tra le banche italiane che avevano scommesso sul sistema di Madoff, troviamo Unicredit, Mediobanca, UBI e Banco Popolare.

Natura illegale di uno schema piramidale

schema piramidale

L’insostenibilità di uno schema piramidale rende la proposta di questo modello di per sé fraudolenta.
Per questo motivo, in Italia, lo schema piramidale è considerato illegale.

Dal 2005, la legge 173 del codice civile sancisce il divieto dei modelli di schema piramidale.
La pena per chi promuove schemi piramidali consiste nella condanna a sei mesi o a un anno di reclusione.

Le sanzioni pecuniarie previste, invece, consistono in multe che possono ammontare  tra i centomila e i seicentomila euro.

Distinguiamo ora tra schema piramidale e forme di multi-level marketing a norma di legge.

 

Multi-level marketing e schema piramidale. Analogie e differenze.

 

Il multi-level marketing, o “marketing multilivello” è il modello commerciale tipico di varie multinazionali specializzate nella rivendita al dettaglio. La caratteristica di questo modello di promozione e rivendita dei prodotti è la proposta diretta dei prodotti dall’impresa al cliente.
Il promotore dell’impresa propone al suo cliente di diventare a sua volta un rivenditore, in cambio di sconti consistenti sui prodotti acquistati. A volte, si offre persino una provvigione sui nuovi clienti che riesce a coinvolgere.

Mentre i guadagni di uno schema piramidale derivano dalla possibilità di convincere investitori a partecipare finanziariamente al sistema, senza vendere nessun prodotto o servizio concreto,  un multi-level marketing è efficace se riesce a vendere dei buoni prodotti e se riesce a coinvolgere un buon circuito di rivenditori nel loro commercio.


Per questo motivo, mentre uno schema piramidale è inevitabilmente un modello fraudolento, vari tipi di multi-level marketing costituiscono un modello commerciale sostenibile e legittimo.

 

Rischi possibili del multi-level marketing.

 

Molti casi di multi-level marketing rappresentano attività commerciali perfettamente legali.
Tuttavia, diverse esperienze ci possono mostrare come esso venga usato spesso in modo truffaldino.

Se, in un primo momento, il business del multi-level marketing era incentrato sulla vendita del prodotto, successivamente la vendita diventa funzionale unicamente al coinvolgimento del maggior numero di clienti, facendo rientrare il sistema nella categoria degli schemi piramidali.

Possiamo considerare come esempio la storia dell’impresa svizzera Lyoness, che proponeva ai propri clienti di entrare in un club ristretto di rivenditori fideizzati sulla base di vari livelli di contribuzione, per i quali erano previsti diversi tipi di benefit.  In diversi stati europei, molte persone hanno cercato di denunciare l’azienda perché guadagnavano molto meno rispetto all’impegno che dedicavano.

 

Il rapporto tra istituzioni e fintech. Una possibile garanzia contro le truffe.

 

schema piramidale

Applicazioni di schemi Ponzi come quella di Madoff lasciano pensare ad un legame tra truffe, schemi piramidali e mondo della finanza. Casi come quelli delle piattaforme estoni Kuetzal ed Envestio hanno potuto alimentare ulteriormente questo tipo di sospetti.

Fortunatamente, l’evoluzione del Fintech si svolge parallelamente all’evoluzione degli strumenti giuridici che ne definiscono gli ambiti d’azione e che garantiscono attività finanziarie sicure e affidabili.

Nel  2021, il Decreto Ministeriale n° 100 stabilisce la formazione di un Comitato Fintech.

Da quest’anno fino al prossimo 15 gennaio, un team di professionisti nel campo del diritto, della finanza insieme alle cariche istituzionali del governo italiano, lavoreranno insieme in una sandbox regolamentare, che definirà le norme entro le quali le attività della finanza alternativa potranno operare a norma di legge e in trasparenza.

Uno sviluppo futuro del dialogo tra imprese fintech e istituzioni renderà sempre più evidente la differenza tra
attività truffaldine ed operazioni finanziarie autentiche, a tutela degli investitori e della nostra economia.

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